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Canopy, un tetto che danza con il vento

Nella sua visione, l’idea di Renzo Piano era quella di avere un elemento solido, sospeso sull’opera come un quadro metafisico. Il risultato di questa idea visionaria è un guscio costituito da due “pelli” arcuate realizzate interamente in ferrocemento, il materiale amatissimo da Pier Luigi Nervi e poco utilizzato oggi perché richiede una enorme manodopera.
«Le due superfici che formano il guscio – spiega Giovanni Botteon di Salini Impregilo e project manager della joint venture che ha realizzato l’opera – sono sorrette da 30 sottilissime colonne del diametro di 30 cm ciascuna. All’interno del guscio, un complesso sistema di tubi intrecciati e ammortizzatori tiene stretto il guscio e mantiene la forma d’ala. Accettare la sfida di fare questo Canopy come Renzo Piano l’aveva concepito è stata l’arma vincente per aggiudicarsi il progetto, che molti avevano considerato “irrealizzabile”».
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